Telemaco Signorini a palazzo Zabarella
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Un macchiaiolo di respiro europeo
Cento opere dell‘artista fiorentino accanto ai grandi maestri del ‘900 Dopo Hayez, i Macchiaioli e Boldini, la fondazione Bano torna a “indagare” l‘Ottocento pittorico italiano con la mostra “Telemaco Signorini e la pittura in Europa” allestita nelle sale di palazzo Zabarella dal 19 settembre al 31 gennaio. La rassegna, che inaugura il decimo anno di attività espositiva, è frutto della collaborazione con fondazione Antonveneta ed è stata curata da Giuliano Matteucci, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi ed Ettore Spalletti, a cui si deve la selezione di ben cento opere attraverso le quali vengono ripercorsi la vicenda creativa dell‘artista fiorentino e i rapporti che intrattenne con i protagonisti della pittura europea della seconda metà dell‘Ottocento.Accanto alle opere più significative e famose del pittore italiano vengono proposte quelle di grandi maestri del-l‘epoca come Degas, Courbet, Monet, Tissot, Troyon e Toulouse-Lautrec per una rassegna di respiro internazionale che ha visto la collaborazione di prestatori “eccellenti” del calibro del parigino museo d‘Orsay, presente con l‘Absinthe di Degas, l‘Hermitage di San Pietroburgo, il museo Puskin di Mosca, il Philadelphia museum of art, la galleria nazionale d‘arte moderna di Roma nonchè importanti collezioni private italiane ed estere.La rassegna prende avvio con “Giovanni Signorini e la fortuna delle vedute di Firenze nel collezionismo internazionale”. La prima delle 11 sezioni è dedicata al padre di Telemaco, uno dei più richiesti vedutisti della Firenze granducale, e continua con “Le prime esperienze della macchia: 1855-1867” dove vengono esposte opere nate durante un viaggio nella natura incontaminata del golfo di La Spezia, quadri che stupirono gli stessi amici del caffè Michelangelo per l‘eccessiva violenza del chiaroscuro. Dipinti come Il quartiere degli israeliti a Venezia o Il merciaio di La Spezia, il primo quadro di soggetto non storico ma tratto dal vero in cui si trova impiegata in maniera consapevole la distribuzione dei colori per macchie, chiare e scure.A Parigi, nel 1861, Signorini ha modo di vedere le opere dei cosiddetti “pittori di Barbizon”: Corot, di cui visita lo studio, Daubigny, Bazille. Per l‘artista fiorentino è un vero e proprio colpo di fulmine. Tornato in Italia inizia, insieme all‘amico Silvestro Lega, a dipingere febbrilmente quadri aventi per soggetto solo e unicamente paesaggi ripresi en plen air. I suoi soggetti preferiti sono l‘assolata campagna attorno a Firenze, i dintorni di Castiglioncello, i pioppi delle rive dell‘Arno e dell‘Affrico, come avviene in Il ponte sull‘Affrico a Piagentina in cui una calda luce dorata diventa la protagonista assoluta della scena posandosi dappertutto. Una pittura sfumata e quasi sentimentale, con la quale Signorini supera l‘eccessivo realismo della prima fase “macchiaiola”.L‘alzaia (nella foto), olio scelto come “logo” della mostra, dipinto nel 1864 e recentemente recuperato, testimonia, assieme alla Sala delle agitate di san Bonifacio di Firenze, che molto piacque all‘amico Degas, e al più tardo Il bagno penale a Portoferraio, l‘attenzione a temi di natura sociale. Lo sfruttamento dei lavoratori e la vita degli emarginati, infatti, proprio in quegli anni stavano risvegliando le coscienze degli intellettuali, primo fra tutti Zola che l‘artista conobbe personalmente, e di pittori come il francese Courbet. Nel primo dipinto lo sforzo immane di cinque uomini che stanno trascinando controcorrente un naviglio di cui si percepisce la resistenza vuole essere una metafora della vita umana, del dolore e della fatica di vivere, mentre nel secondo lo sguardo del pittore si posa sugli atteggiamenti esasperati delle donne rinchiuse nello stanzone dell‘antico manicomio fiorentino in una atmosfera cupa e opprimente segnata da una luce livida.Tra il 1867 e il 1870 si collocano alcuni tra i più riusciti dipinti di Signorini, quasi tutti caratterizzati dalla presenza di figure in interni. La quinta sezione presenta opere come Aspettando (Nello studio) e Non potendo aspettare, dipinti che riflettono, oltre la conoscenza della pittura di interni olandese inaugurata da Vermeer, anche i raffinati quadri mondani di Tissot e Boldini, in cui le persone vengono ritratte all‘interno di eleganti ambienti riccamente decorati.A partire dal 1873 una serie di contatti internazionali porteranno l‘artista fuori d‘Italia, procurandogli una fortuna di critica e pubblico sconosciuta agli altri macchiaioli. Parigi, Londra, Bath, Edimburgo, Losanna tra le mete toccate. Nel 1882 “immortala” la Kirkgate, una via di Leight, porto della capitale scozzese, restituendoci uno scorcio di brulicante vita quotidiana con un pizzico di assoluta modernità: la grande scritta pubblicitaria che domina l‘intero spazio urbano.Le ultime sezioni testimoniano il “cambiamento di rotta” del pittore che, stanco di salotti intellettuali e sempre più inquieto, trascorre lunghi periodi in luoghi appartati che lo stimolano a rinnovare il linguaggio figurativo soprattutto nel tema del paesaggio. Sono gli anni delle vedute stilizzate dell‘Isola d‘Elba, di Pietramala, gli scorci di Settignano con le sue vie e piazzette invase dal sole, degli arditi scorci prospettici con cui raffigura i tetti di ardesia delle case di Riomaggiore, il piccolo paese delle Cinque Terre dove trascorreva i periodi estivi. Un “unicum”, nella produzione degli ultimi anni, è Bambini colti nel sonno, capolavoro che riprende la pittura di Degas e Toulouse-Lautrec soprattutto nell‘originalità del taglio compositivo e nelle sorprendenti soluzioni cromatiche.Informazioni: 049-8753100, www. palazzozabarella.it - info@ palazzozabarella.itAlessandra Sibilia Nello Zibaldone Mondo d‘artista di ritagli, disegni, poesieAl rinnovato interesse per la figura di Telemaco Signorini ha contribuito anche la recente pubblicazione anastatica, realizzata cioè il più fedelmente all‘originale, di un documento importante per l‘approfondimento dell‘esperienza dei macchiaioli e delle vicende della pittura italiana della seconda metà dell‘ottocento. Si tratta dell‘edizione dello Zibaldone, un volume di grande formato composto da 167 carte recto-verso acquistato dall‘antiquario fiorentino Aldo Gonnelli e donato, nel 1963, alla galleria d‘arte moderna di palazzo Pitti. Un documento particolarissimo che Signorini compose negli ultimi anni di vita affidando alle sue pagine ritagli di articoli e immagini tratte dalla stampa dell‘epoca, foto, disegni, poesie edite e inedite, caricature autografe, riflessioni, elaborando un collage culturale, artistico e umano che arricchisce notevolmente la conoscenza di questo artista singolare e del suo vastissimo mondo di riferimento.
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